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La storia del Principe Triste

C’era una volta, in una terra lontana, un piccolo principe dai capelli di grano e lo sguardo spento, come di chi non attende il domani.

Nacque silenziosamente, senza emettere alcun lamento.

Al momento della nascita, il pianto di un neonato grida: “Io ci sono”; il suo silenzio, tuttalpiù, bisbigliava: “Io non voglio esserci”.

Era un principe triste.

La sua tristezza non aveva delle precise motivazioni, anzi, ad una prima osservazione, tale stato d’animo poteva apparire infondato, dettato dal vittimismo e dall’esigenza di attenzioni pietose. L’altrui slancio compassionevole, però, non era ciò che interessava realmente al principe, in quanto, di fatto, la sua condizione era semplicemente uno modus vivendi involontario, un modo di vedere le cose che non riusciva a mutare e che poteva semplicemente accettare.

Il Principe accettava la sua tristezza e non si crucciava di combatterla: c’era da sempre e sempre ci sarebbe stata.

Sommesso accettava il proprio destino e passava le proprie giornate logorato dall’inerzia. Il Principe Triste, compiaciuto, riponeva nella sua tristezza la più alta forma di benessere, traendo godimento dalla propria condizione, non avendo mai vissuto momenti di piacere reale. L’estremizzazione della sua afflizione lo portava, inoltre, ad osservare la realtà a lui estranea, fatta di risa e volti felici, motivando la discrepanza rispetto alla sua miseria, elevando se stesso ed accusando gli altri, I Felici, di provare godimento per eccesso di stupidità.

Il Principe si riteneva migliore in quanto triste. Il Principe si sentiva appagato.

Un giorno, facendosi strada tra sentieri solitari e pensieri distratti, il Principe Triste scorse, dietro una siepe, il profilo perfetto di una fanciulla dagli occhi sgranati ed i capelli neri come la pece. Al Principe tale visione apparì come un miraggio, un qualcosa di effimero e fugace, frutto della propria mente o di uno scherzo divino.

Il Principe, allora, decise di avanzare cautamente verso la fanciulla, ma, nonostante l’accortezza, quest’ultima si accorse della sua presenza e scappò intimorita.

Rimase esterrefatto e profondamente provato. Per giorni, materializzò il volto della fanciulla nella sua mente, immaginando situazioni ipotetiche nelle quali i due si congiungevano e vivevano felici. Per la prima volta, il Principe diede forma ad un sentimento sconosciuto come la felicità e si sentì vivo, come mai prima di allora.

La mirabile visione della fanciulla aveva radicalmente segnato il giovane al punto tale da spingerlo a ricercare la fanciulla, forte era il desiderio di concretizzare i propri astratti desideri felici.

Vagò a lungo e, quasi ormai vinto, vide nuovamente apparire la fanciulla, la quale, quasi inverosimilmente, procedette verso il Principe e, ad un orecchio, gli sussurrò: “Dimostrami il tuo coraggio, avrai il mio cuore”.

Pronunciate queste parole, la misteriosa creatura sparì, lasciando inerme e confuso il Principe.

Questi non si diede per vinto e, fissando nella mente le parole della fanciulla, si lanciò nelle più ardue imprese, affrontando il pericolo e sfidando se stesso. Lungo il suo tragitto, superò molte insidie, lottando contro draghi, ciclopi e chimere, ma, nonostante avesse palesato il suo estremo valore, della fanciulla non vi era alcuna traccia.

Il Principe, ormai stanco ed avvilito, giunse presso una grotta, con l’intento di riposarsi fino al mattino seguente, ma, una volta addentratosi presso la cavità buia, vide una figura singolare, alta poco meno di un metro, dirigersi verso di lui: era un piccolo mostriciattolo dal colorito verdastro, con una lunga tunica marrone. Il Principe, impaurito, iniziò ad indietreggiare, fino a quando la creatura in questione non ruppe il silenzio, con le seguenti parole: “Il coraggio che cerchi risiede in ciò che hai sempre fuggito”.

Il piccolo essere, detto ciò, andò via e al Principe improvvisamente apparì tutto più chiaro.

Da sempre aveva fuggito la felicità, non ricercandola.

Da sempre aveva temuto la felicità.

Il Principe Triste comprese che per ottenere il cuore della fanciulla amata sarebbe stato necessario semplicemente provare ad essere felici.

Essere felici è un atto di coraggio. 

Il Principe divenne un uomo e la fanciulla divenne la sua sposa.

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