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L’artista e la menzogna

Ritengo che nell’atto creativo sia racchiusa la menzogna.

La genesi di un’opera prevede la fusione della finzione con la realtà: l’Io sincero dell’artista s’introduce in un mondo che esiste nella sola dimensione dell’ipotesi. La congiunzione di ciò che è e di ciò che potrebbe essere ha come esito una realtà nuova, ma ingannevole. Perché nei quadri che ammiriamo o nei romanzi che leggiamo la verità dell’artista non è che una luce fioca e lontana che a stento scorgiamo e che si mescola irrimediabilmente con le mille luci di una città inventata.

Ed il confine tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, ma non è, diventa labile.

Se, in seguito ad un’attenta analisi, riuscissimo a cogliere il riflesso autentico dell’Io dell’artista, saremmo certi di non avere tra le mani una verità “creata”, puro artificio? Se quell’Io che crediamo di aver afferrato non fosse altro che l’ennesimo inganno dell’artista?

Come possiamo fidarci di un bugiardo?

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