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#1 filo fiume mare

Non vorrei scrivere oggi, davvero no. Però, scrivo perché devo e devo perché non voglio dimenticare quello che ho da dire. Penso e, poi, scrivo e, quando penso, lo faccio distrattamente, dimenticandomi improvvisamente i miei pensieri ed iniziando a pensare ad altro. E la mente si libera e si riempie sempre ed io non riesco a trattenere nulla.
Quindi, scrivo, prima che scompaia tutto e con quel tutto fatto di idee, ricordi, parole non dette scompaia anch’io. Se scomparissi, sarebbe un bel problema. Chi scriverebbe? Io non di certo. E forse sarebbe meglio così, meglio restare in silenzio e non dirsi nulla. E non sentirsi in dovere di dire sempre qualcosa, rischiando di naufragare in un mare di parole poco sincere. Sarebbe meglio tacere, è vero, ma poi non esisterei più. Ed io vorrei tanto continuare ad esistere. A me la vita piace, anche se è difficile. Quindi voglio esserci, se non altro per vedere dove mi porta questo fiume di parole che prima era un mare ma poco importa. Non vorrei mi portasse troppo lontano perché, poi, non saprei come tornare indietro, seguendo il filo di parole che prima era un fiume e prima ancora un mare ma poco importa. Un filo, un fiume ed un mare. Ed io?

Mi sono persa, scusate.

 

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La Geniaccia e Le Orate

Ad Agosto erano Manzi, a Settembre sono Orate.

Questo sarà il saluto del mese, sappiatelo.

Perché l’orata?

Tre motivi per amare un’orata:

1. Questione di solidarietà.

L’orata è ermafrodita, in quanto subisce, all’età di due anni, un’inversione sessuale (la stessa di Luxuria). Questi piccoli trans del mare sono vessati dal pregiudizio e dai decreti razziali della Somma Lega Marittima (la quale ogni anno miete vittime tra i pesci ossei, ritenuti “diversi”) e sono costretti a vivere in costante allerta, cercando rifugio verso la costa, attendendo scioccamente l’avvento dei bagnanti e riponendo ogni fiducia in una briciola di pane, in una larva, in un uomo. Ancora oggi milioni di orate sono vittime della loro stessa ingenuità, per mano di carnefici che, con i loro subdoli inganni, danno vita ad un martirio.

L’orata si fida, l’orata non sa. 

I mezzi di comunicazione, tra le orate, sono ancora troppo scarsi, arretrati, dunque, in assenza di un’adeguata diffusione delle informazioni, tali delitti rimangono nell’ombra.

Fondamentali, dunque, sono gli scritti di Cinzio, trota salmonata di origini africane, emigrata nel North Carolina. Tra i versi più suggestivi troviamo certamente questo:

“Le fulgide stelle 

mai più poterono

illuminare le squame 

di un’orata solitaria”.

Tali toccanti versi descrivono l’esasperazione e l’angoscia di un’orata che si accinge a morire; esasperazione che si palesa sul volto della vittima, più o meno, così:

No, scusate, questo è Cinzio.

Dicevo, più o meno, così:

Non assomiglia incredibilmente alla Lecciso? E se la Lecciso fosse proprio un’orata?

Mah. Tralasciando questi dilemmi esistenziali, passiamo al secondo punto:

2. L’orata amica.

L’orata è un’ottima amica e confidente e rappresenta per tutti una branchia sulla quale piangere. Il silenzio che la caratterizza è sintomo di magnanimità e bontà d’animo, nonché d’assenza di egoismo, costante, invece, nell’uomo.

Molto spesso abbiamo come la sensazione che il nostro interlocutore non ci stia ascoltando e che stia soltanto attendendo il suo turno per poter parlare; tale personificazione dell’egoismo allo stato brado tenta, poi, di celare il totale disinteresse, ricorrendo alle classiche frasi fatte e ad un’evidentemente finta faccia accorata (roba che nemmeno la D’Urso a Pomeriggio 5).

Molto spesso le nostre sensazioni trovano conferma nell’atteggiamento limpidamente menefreghista del nostro interlocutore, il quale non ci sta ascoltando, non intenderà mai farlo e sovrapporrà sempre le sue opinioni o le sue esperienze alle nostre, il più delle volte ad alta voce.

Con un’orata tutto ciò non potrà mai accadere.

Un’orata è di compagnia, ma riesce a carpire le esigenze altrui e, se necessario, si fa da parte.

Gli amici vanno, le orate restano.

3. Il Ballo Dell’Orata.

La vena artistica delle orate è molto forte (è doveroso menzionare la celebre cantante Rita Ora-ta) e famose sono le performance con il New York City Ballet.

Molto famoso è certamente Il Ballo Dell’Orata, impregnato di folklore,  e noto ai più per l’estrema complessità dei suoi passi.

Visto che mi siete simpatici, carissimi sedanini, ho pensato di insegnarvi alcuni tra i passi base, che troverete, comunque, riportati nel manuale: “How To Dance Like A Bream”

Step 1. Movimento ondulatorio delle braccia (come un pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo)

Step 2. Rotazione del bacino come se stessi ballando La Colita o qualsiasi altro ballo di gruppo.

Step 3. Su le mani-Giù le mani-Su le mani-Giù le mani, come se stessi pregando.

Ora che conoscete il Ballo Dell’Orata ed i tre motivi per cui amare un’orata, la mia missione su questa terra è compiuta.

Addio miei prodi!

Maestro Vessicchio, parta con la base.

Tante Orate,

La Geniaccia.