L’artista e la menzogna

Ritengo che nell’atto creativo sia racchiusa la menzogna.

La genesi di un’opera prevede la fusione della finzione con la realtà: l’Io sincero dell’artista s’introduce in un mondo che esiste nella sola dimensione dell’ipotesi. La congiunzione di ciò che è e di ciò che potrebbe essere ha come esito una realtà nuova, ma ingannevole. Perché nei quadri che ammiriamo o nei romanzi che leggiamo la verità dell’artista non è che una luce fioca e lontana che a stento scorgiamo e che si mescola irrimediabilmente con le mille luci di una città inventata.

Ed il confine tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, ma non è, diventa labile.

Se, in seguito ad un’attenta analisi, riuscissimo a cogliere il riflesso autentico dell’Io dell’artista, saremmo certi di non avere tra le mani una verità “creata”, puro artificio? Se quell’Io che crediamo di aver afferrato non fosse altro che l’ennesimo inganno dell’artista?

Come possiamo fidarci di un bugiardo?

Annunci

19 thoughts on “L’artista e la menzogna

  1. Più che l’espressione di una menzogna, vedo l’espressione artistica come una modellazione della realtà “a immagine e somiglianza” dell’Io dell’artista.

    • Io credo che introducendo la verità dell’Io nella finzione artistica si abbia sempre come conseguenza un’alterazione della realtà . Ciò che è alterato, a mio avviso, non è autentico, vero. È questo, poi, che rende l’arte bella. Ma non sincera. E gli artisti dei bugiardi – fantastici -.

      • Ma se l’arte è finzione, allora non c’è pericolo che la “contaminazione” della realtà dell’Io, la possa alterare.

      • Ma l’Io dell’artista che emerge dai dipinti, dalle opere letterarie, quanto è autentico? Se fosse anche quello frutto di una scelta? Una mero artificio realizzato con l’intento, forse, di stupirci. L’artista – credo – sceglie l’immagine di sé da mostrare. E questo credo sia evidente anche in tutta quella produzione autobiografica che noi riteniamo sincera.

    • Questo certamente, infatti si mescola. Ma volendo ricavare quell’Io vero nell’insieme di artifici, non possiamo non notare che forse anche quello è diventato finzione. È il potere dell’artista, forse: creare nuovi mondi e ricreare se stesso.

      • Sì, ma il mondo creato dall’artista potrebbe essere percepito diversamente dal fruitore che, quindi, finirebbe col creare a sua volta un mondo nuovo.

      • Risposta che condivido.

        Essere artista non è una condizione del termine, ma dell’essere. Idem per l’immaginario.

        Il fruitore, diventa a sua volta operatore con le proprie conoscenze ma anche con i propri limiti conformi alla propria natura.

        L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
        (Paul Klee)

        Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno.
        (Vincent Van Gogh)

  2. L’artista, quando non è solo una persona che copia, assorbe, macina e crea attraverso il proprio essere e quindi se è portato alla fantasia, all’immaginario che ovviamente fa parte della propria natura, é sincero.

    Essere artista non è una condizione del termine, ma dell’essere. Idem per l’immaginario.

    Il fruitore, diventa a sua volta operatore con le proprie conoscenze e i propri limiti conformi alla propria natura.

    L’artista, quando non è solo una persona che copia, assorbe, macina e crea attraverso il proprio essere e quindi se è portato alla fantasia, all’immaginario che ovviamente fa parte della propria natura, é sincero.

    Essere artista non è una condizione del termine, ma dell’essere. Idem per l’immaginario.

    Il fruitore, diventa a sua volta operatore con le proprie conoscenze e i propri limiti conformi alla propria natura.

    L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
    (Paul Klee)

    Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno.
    (Vincent Van Gogh)

    • Un artista esprime sempre il suo Io nelle opere, ma ha il potere di alterarlo, limarlo e, quindi, cambiarlo. Quell’Io è posto al servizio della materia, è diventato materia stessa, e non è più l’Io di partenza, l’Io reale. Anche quando parlo della mia vita, in un’ipotetica autobiografia, scelgo gli eventi, filtro le parole e la coscienza rielabora l’esperienza, adattandola al mio gusto e a quello del lettore. Questo è fingere. Io non sono più io. Ecco la grande bugia, a mio avviso.

      • Obbligata per aver fatto risorgere il mio duplice post dal nulla…sperando che non sia dovuto solo al fatto che ho pubblicato qualcosa in merito al termine ‘bugiardo’
        riferito agli artisti.
        La censura sarebbe stata fastidiosa e davvero poco consona.

        Come già scritto‘’ essere artista non è una condizione del termine, ma dell’essere. Idem per l’immaginario.. e questo dovrebbe essere sufficiente per comprendere il meccanismo.
        L’immaginario è un anche un mezzo per la ricerca della verità. Un artista può cambiare anche qualcosa durante l’esecuzione, vuoi per estendere un concetto, una sintonia cromatica o una ricerca più espressiva.

        Le sue tracce ed emozioni sono sempre riconoscibili attraverso il segno e tratto pittorico e spesso il proprio vissuto e la genetica contribuiscono non poco.

        Diverso è, ma francamente non credo più di molto, per chi scrive. Certo la trama può cambiare in corso d’opera, ma se è farina del proprio sacco e se parte dal proprio immaginario creativo, la matrice è quella e non quella di un altro.

        Adattare il proprio gusto a quello del lettore, perdona il mio punto di vista, ma lo trovo davvero un atto riduttivo e alquanto finto.

        Un vero poeta non è che diventa tale perché riesce a fare svolazzi lessicali o perché sa scrivere bene . Tutte le poesie dei grandi poeti sono riconducibili e riconoscibili nella loro poetica e particolare sensibilità e, anche se sopra le righe, ci hanno sempre lasciato spiragli di luce, difficilmente di finzione.

        Ovviamente questo è il mio punto di vista. Ciao

  3. Credo che la tua analisi sia corretta. Ma non dovendo frequentare l’artista mi interessa solo che l’opera sia di mio gradimento. Però quanto scrivi fa riflettere. Ciao è un abbraccio

    • Questo è vero. Io, lo ammetto, tendo a ricercare un contatto diretto con l’autore – sebbene sia morto da più di cento anni -. Percepisco i dipinti, i libri, le canzoni come qualcosa di vicino a me e per questo spesso mi sento “tradita” dagli artifici di cui si servono gli artisti. Del resto, potrei essere vista anch’io come una traditrice, dal momento che scrivo.
      Sono cervellotica, lo so.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...