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Brevi ritratti notturni

 È quasi mezzanotte.

Mentre osservo la strada, dal balcone, la luce fioca dei lampioni disegna la sagoma di un passante; i capelli, ingialliti, strisciano come bisce sul suo volto, nel vano tentativo di nascondere alcuni pensieri maldestri e le mani, segnate dal tempo e dalla fatica, improvvisano un valzer con una bottiglia di vino. Non tutti accettano una brutta giornata.

Dopo qualche minuto, una donna dai capelli raccolti porta al guinzaglio un cane grigio di piccola taglia, che, dopo qualche istante, osserva con i suoi occhi vispi alcuni gatti randagi. In uno stato di allerta generale, il cane circuisce con lo sguardo i gatti, mentre questi ultimi circuiscono con lo sguardo il cane e la donna, la quale, a sua volta, si guarda le spalle, affinché non venga circuita. Il cane abbaia in maniera decisa e tutti tremano.

Poco dopo, un ragazzo parcheggia la sua automobile qualche metro più in là e fa scendere, con impeto, una giovane donna in lacrime. La macchina sfreccia, la ragazza si volta, l’asfalto si scioglie e la inghiotte.

Talvolta sento il bisogno di perdermi nella vita. Il cielo può essere incredibilmente piccolo.

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La cosa più difficile

Ehm, ehm. 

Mi schiarisco la voce perché quello che intendo dire necessita di essere espresso con forza e chiarezza. Probabilmente inizierò a gridare: lo faccio sempre quando voglio far crollare il muro di convinzioni che separa qualcuno dalle mie ragioni.

Il muro da abbattere oggi è stato innalzato da me.

Ho innalzato un muro fatto di frivolezze e speranzosi tentativi di rendere la mia vita un romanzo di Danielle Steel, col solo risultato di aver drammaticamente perso il senno e molto tempo.

Mi è piaciuto credere di aver trasformato la mia vita monotona in qualcosa di nuovo, ma l’amara verità è che l’inverno dei miei giorni non è stato che il triste preambolo di una primavera dai frutti marci; frutti che ho colto, noncurante del verme che nascondevano, perché ricercavo il lato positivo.

Una simile ricerca non può essere per nessuno un motivo di biasimo e, di fatto, non lo è neanche per me; ciò che mi spinge ad addossarmi colpe è l’aver creduto che l’altra faccia della solitudine fosse la compagnia di qualcuno e non quella di me stessa.

Ero circondata da completi sconosciuti, che gonfiavano sentimenti spiccioli come fossero palloncini all’elio, perfettamente consci della ridicolezza delle loro voci, mentre io dissimulavo un malessere palese, volendo con insistenza vivere una vita da romanzo di Danielle Steel, sempre lei.

Però, con l’aumentare delle speranze e delle volte in cui sbloccavo la schermata del telefono, in attesa di un messaggio in arrivo nel duemila e mai, ho visto avanzare l’immagine nitida della mia vita per come è realmente e non per come vorrei che fosse ed ho deciso di darci un taglio.

Devo imparare a fare a meno di chi può fare a meno di me, ma non è semplice come tagliare i capelli (cosa che ho fatto, tra l’altro): ci sono innumerevoli fattori che mi frenano dal porre fine a certi rapporti a senso unico, ma la verità è che è tremendamente difficile andarsene quando le persone dalle quali vorremmo scappare non noterebbero la nostra assenza.