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La Geniaccia, La Luna e La Foresta Delle Parole

Ci sono, ci sono.
Non era mia intenzione allontanarmi troppo e troppo a lungo, ma ho perso la cognizione del tempo, sulla Luna.
Adoro questi caratteri, facilitano la fuoriuscita di parole che hanno senso, se prese singolarmente, ma che osservate nell’insieme non vogliono dir nulla.
Il senso nel dettaglio.
Il senso nel dettaglio. Ecco, una simile frase esprime massimamente il mio concetto: il-senso-nel-dettaglio. Un’espressione che si finge piena di significato e, un po’ snob, dà le spalle alle altre espressioni che attendono il loro turno per uscire.
Il senso sta nel dettaglio? Il senso di cosa? Della vita? Ma il dettaglio non ha forse senso nell’insieme?
Il naso, ad esempio, non perde forse significato, se osservato individualmente e non più in relazione al corpo umano? Cos’è, poi, un naso?
Qualcosa di immensamente orribile.
Forse questa cosa del senso nel dettaglio vale soltanto per le parole.
Si sa, le parole sono speciali, hanno regole diverse, tutte loro.
Loro, le parole, hanno bisogni e stimoli differenti: non hanno mai sonno, né sete; talvolta hanno fame e per non perire si mangiano a vicenda. Ma tanto rinascono, di attimo in attimo, più numerose.
Le vedi passeggiare in gruppo, mano nella mano, ogni giorno: c’è chi corre e chi va lento e chi, in preda all’agitazione, arrossisce e cambia aspetto, accelerando e rallentando e, poi, di nuovo accelerando.
Le vedi passeggiare da sole, senza darsi la mano, quando stringono i pugni per la rabbia o il dolore: “sì”, “no”, “forse”. A volte fingono e si sfiorano, ma restano sole: “va tutto bene”.
Non parlano. Tra di loro non parlano mai.
C’è un gran silenzio nella foresta delle parole.
Anche sulla Luna c’era silenzio.
Inizialmente ero triste, poiché associavo il silenzio alla solitudine; poi, ho mutato prospettiva ed ho potuto scorgere vita che non fosse la mia: quella degli elefanti, che, vincendo la forza di gravità, si sono elevati ed ora giocano, sulla Luna, ad “Un, due, tre, stella!”; quella delle parole, che vivono lì e non fanno rumore.
Presto vi racconterò il motivo del mio viaggio, ma, per il momento, spero accettiate queste poche parole come souvenir.

Tanti lavandini,
La Geniaccia

P.S. Vi saluta Diderot, il mio elefantino che cerca di andare sulla Luna. diderot

P.P.S. Sì, quella è la parete della mia stanza.

P.P.P.S. No, ovviamente non l’ho dipinto io.

P.P.P.P.S. Agli elefanti piaceva moltissimo questa canzone: