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Sandro Mayer

C’è una farfalla nella mia stanza.

Immobile.

Credo stia giocando, forse è una di quelle farfalle che rimane immobile per ore, giorni, settimane pur di attirare l’attenzione o per sbarcare il lunario. Non ci sono cappelli con monetine nei dintorni, forse accetta solo contanti.

Non ho mai compreso pienamente il mondo dei lepidotteri.

 

Loro dicono sia morta, ma io stento a crederci.

Loro dicono tante cose.

Loro credono che tutto muoia.

 

Si chiama Sandro Mayer ed un giorno giocheremo assieme.

 

 

9

Nuvole

Quando un groviglio di nuvole accarezza il cielo, la mia immaginazione inizia, fervida, a lavorare.

Osservo le fuggiasche nuvole, una ad una, ricercando un ordine nel loro perpetuo fondersi e disperdersi, ma il tempo è dalla loro parte, sempre, e a me non resta che vagheggiarle in punta di piedi, quasi a volerle afferrare.

Dalle forme sempre nuove, le nuvole sono come una donna o un notturno di Chopin: la loro essenza muta nell’attimo che segue la nostra percezione.

Con lo sguardo le rincorro incessantemente, focalizzando la mia attenzione al punto tale da annullare ciò che mi circonda: le auto, l’asfalto e i passanti si fanno da parte ed il mio corpo si eleva, quasi in estasi.

Un’aquila spicca il volo per, poi, trasformarsi in una mela e, ancora, in un gatto.

Qualora il cielo si tramutasse in un arido deserto, prenderei una torcia ed un megafono e mi addentrerei nei labirintici sentieri del mio Io per risvegliare il pascoliano fanciullino dormiente.