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La Geniaccia e Mr. O

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Carissimi sedanini, vi presento Mr. Oktopus, padrone di mille cieli e di mille mari, conosciuto oggi in circostanze inusuali.

Ore 18.30, Via dello Stress 52, Sbroccotown.

Sono in autobus, nei pressi della trattoria “Da Mario”, gestita rigorosamente da asiatici che di Mario ne conoscono solo uno, ed è Super. Ascolto musica triste e, proprio sul punto di cercare una canzone-disagio, di quelle così adolescenziali da far rivivere i tredici anni, i film di John Hughes e le lacrime al sapore di Big Babol, un’anziana signora con un paltò beige mi strappa dalle mani il telefono e con aria contrariata mi fa: – ma n’era mejo quanno li giovani se drogavano, invece de ascorta’ ‘sta musicaccia de li depressi? -.

– Nonna, che ci fai qui? E, soprattutto, che ne sai che ascolto musica da depressi? Non è nemmeno Tiziano Ferro – rispondo io, visibilmente sorpresa.

Era Ronan Keating.

Chiedo alla nonna il motivo della sua presenza sull’autobus e mi risponde: – Vado da Maria De Filippi a cerca’ l’anima gemella –

La nonna scende alla sua fermata ed io mi fermo a riflettere, raggomitolata su un sedile sudicio dell’atac, gremito di gente, quando, ad un certo punto, sento squillare un telefono, presumibilmente appartenente al signore col riporto accanto a me.

Egli si guarda attorno, in parte per capire a chi appartenga il telefono squillante, in parte per accertarsi che nessuno abbia notato il bostik che fa capolino tra i radi capelli. Tutti notano il bostik.

A squillare è il mio telefono: è mia madre.

Mia madre, per gli amici Madre, è la mia assistente personale da quando lavoro nel mondo dello spettacolo, in quanto controfigura di Giorgio Mastrota; la fama che scaturisce dall’accarezzare materassi mi ha portata inevitabilmente ad assoldare un’assistente esperta, con un passato da gloriosa massaia, per ovviare all’insostenibile dramma di non riuscire a vivere la mia vita serenamente, tra le riprese, le premiazioni e le conferenze stampa. E, poi, fa molto star della Disney, non trovate? Di quelle la cui infanzia rubata ha spianato la strada della perdizione. Perdizione? Sembro il reverendo Camden. Non toccare quella birra, Mary.

Madre m’informa che Mr. O desidera incontrarmi.

Mr. O

Mr. O

Devo andare da Mr. O

Mr. O

Nella mia testa solo un grande enigma: chi diavolo è Mr. O? Perché desidera incontrarmi?

Ho come l’impressione di vivere una situazione alla Kill Bill, quindi, attendo la mia fermata, con la testa fra le mani, immaginando di uccidere un fantomatico serial killer di nome Mr. O, armata di vendetta e katana; scendo, poi, dall’autobus e, ancora fermamente convinta di dover perpetrare una cruenta vendetta ai danni di uno sconosciuto presumibilmente temibile, inizio a correre a perdifiato.

Corro, corro al punto tale da avere  la sensazione che la terra scorra veloce sotto ai miei piedi.

Poi, mi accorgo di correre sulle scale mobili.

Continuo a correre, mi fermo, mi guardo attorno: la casa blu.

Entro, c’è un orso che canta con la Luna, me ne vado.

Corro senza una meta, come in Trainspotting.

Incontro Alex Schwazer per la via: è proprio Trainspotting.

Giungo presso un edificio diroccato, dopo aver vagato per ore a vuoto (come quando, nei videogiochi d’azione, non riesci a portare a termine la tua missione ed inizi a camminare senza sosta, contemplando il paesaggio virtuale), e, armata di katana (un boomerang) e pistola (direttamente dagli scaffali del Toys Center, reparto 5-7 anni), mi addentro cautamente nel luogo lugubre alla ricerca di Mr. O.

Il silenzio tombale che sovrasta l’edificio viene improvvisamente interrotto da un grido spaventoso.

Mi precipito al piano di sopra e trovo finalmente Mr. O; sfodero la mia spada giapponese ed egli, Mr. O, un uomo sulla trentina, inizia ad urlare terrorizzato, come se avesse visto un essere mostruoso materializzarsi dinanzi ai suoi occhi.

Va bene, ammetto di non essermi truccata quella mattina, ma addirittura urlare dallo spavento? Estremamente eccessivo, nonché offensivo.

Gli do una sberla.

Egli afferra la mia mano e, tremante, mi esorta a guardare alle mie spalle.

Dietro di me, un enorme polpo violaceo, dagli occhi fiammanti e dai possenti tentacoli: il vero Mr. O.

– Il mio nome è Mr. Oktopus  e possiedo tutto ciò che vedi

– Un edificio diroccato? Bella m..

– No, proprio tutto ciò che vedi

– Un edificio proprio diroccato?

– Il mondo, ragazza, il mondo

– Perché mi hai chiamata?

– Perché ..

Un rumore assordante, come una sirena, interrompe l’animata conversazione con Mr. Oktopus; poi, il silenzio.

Esordisco io: – Perché, allora, mi hai chiamata? Cosa vuoi da me?

E Mr. Oktopus: – Perché devi prendere il treno, sbrigati! SBRIGATI!

SBRIGATI!

SBRIGATI!

ALLORA, VUOI SVEGLIARTI O NO?

Era mia madre, era la sveglia.

Mr. Oktopus è soltanto un amico in più. Per non sentirsi soli mai.

 

Tanti saluti,

La Geniaccia.

 

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