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Diario del ragno nel mio bagno – Giorno 1- Io, il diverso

Caro diario, oggi ho visto l’Assassina. Non so precisamente quale sia il suo nome, ma poco fa la suddetta stava colorando le sue palpebre con una sorta di polvere strana, potrei dire sbalorditiva e quando, accidentalmente, un po’ di questa sostanza colorata le è finita negli occhi, con veemenza ha affermato: “Sono proprio stupida!”.

Suppongo si chiami Stupida.

Da quando sono nato, Stupida fa parte della mia vita, ma il risentimento che nutro nei suoi confronti mi ha impedito di provare affezione e ristagna nel mio animo assieme all’abitudine. Abitudine delle sue abitudini, delle sue movenze, dei suoi gesti inconsapevoli, ma sempre uguali; abitudine dell’ordine che regola il suo microcosmo imperfetto. Non so se, una volta portata a termine la mia vendetta, io possa effettivamente separarmi da lei, ma so che ho l’obbligo morale di annientarla.

L’impresa non sarà difficile, Stupida, nonostante le tante arie che si dà, è un individuo estremamente elementare, nonché disgustoso: ogni qualvolta ne sente il bisogno, si siede sul bordo della Grande Cascata Blu e fa fuoriuscire, da quello che suppongo sia un orifizio, sostanze maleodoranti. E poi noi saremmo disgustosi!

Io proprio non capisco come possa l’uomo sentirsi tanto superiore, dal momento che ad ogni suo gesto corrispondono delle conseguenze nefaste, catastrofiche o, come in questo caso, nauseabonde.

So di uomini che uccidono altri uomini e di guerre che hanno ucciso popoli; la violenza umana si nutre di passioni e viene tutelata e braccata entro i limiti del concesso e del tollerabile: la civiltà. L’uomo si appella alla civiltà e ai relativi tabù per legittimare la violenza e diffonderla in piccole dosi alle masse, attraverso le fitte reti di comunicazioni e poi noi saremmo mostruosi.

La verità è che l’uomo crea capri espiatori per ovviare al dramma che lo perseguita sin dalle origini: l’essere l’essere peggiore, il vanto e la vergogna del pianeta. Il capro espiatorio è l’Altro. Il capro espiatorio di Stupida sono io, il diverso.

Non sono peggiore, sono semplicemente diverso e per questo sono da condannare, per questo sono destinato a morire.

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La Geniaccia cede il posto

Salve sedanini, la qui presente Geniaccia è lieta di annunciarvi che, in seguito ad un’insolita scoperta, il diario prenderà una piega filantropica e farà luce sulle vicissitudini di chi vede e vive il mondo dall’altra parte: il ragno nel mio bagno.

Diario del ragno nel mio bagno

Mi presentoSe non uccide, fortifica, anche se non sono Tiziano Ferro.

Salve a tutti, il mio nome è mai più  Frittella e sono un ragno.

Mio padre fu assassinato crudelmente da colei che si è appropriata della mia dimora e che pretende di eliminare me e tutta la mia famiglia per poter, in questo modo, regnare sovrana assieme ai suoi spaventosi simili.

Un bipede ha rovinato la mia esistenza ed ha ricoperto di vergogna la mia famiglia, profanando la fulgida gloria che da secoli ci irradia; mio padre fu stordito per giorni con una fragranza demoniaca, creata da Belen Rodriguez, figura mitologica, nota per la sua capacità di ammaliare aspiranti tronisti e divi del piccolo schermo con la sua farfalla (sebbene la comunità di lepidotteri che vive nel mio isolato abbia smentito un accordo con quest’ultima) (la natura della suddetta “farfalla letale” è dunque sconosciuta).

Un simile destino sembra toccare al sottoscritto, ma, fortunatamente, l’assassina ha smarrito la suddetta fragranza occulta e, per il momento, si serve di un profumo sgradevole di quelli che utilizzano le donne di mezz’età per coprire il persistente odore di melanzane fritte che, partendo dalla cucina, invade l’intera casa.

Onde evitare di morire per mano di una ragazza squilibrata che sta scrivendo le memorie di un ragno, ho ideato un piano infallibile, ma di questo disquisiremo domani (so che il mio nome, Frittella, non incute timore, ma, credetemi, se avessi potuto, avrei scelto un nome come Alessandro Ragno).

Dico soltanto due o tre cose all’assassina, la Geniaccia: la notte è lunga, occhi aperti e bocca chiusa. Non si sa mai.

Cordiali saluti,

un ragno.

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La Geniaccia ed Il Trasloco

Carissimi sedanini, mi aspetta l’ennesimo trasloco.

Infinita è la tristezza che provo nel dover abbandonare queste mura (per chi non lo sapesse, sono gialle) e ricominciare daccapo.

In circostanze come questa il mio status di abitudinaria per forza di cose primeggia con vigore e mi porta ad aver paura del cambiamento, ma, se da un lato mi aggrappo con forza alle abitudini, vagheggiando un passato etereo, ovattato, lontano, dall’altro spero.

Spero che le cose prendano la giusta piega; spero che i mostri del passato decidano di lasciarmi in pace e, magari, collaborare con la Disney per una nuova saga; spero che i nuovi vicini mi accolgano con del cibo possibilmente non avvelenato.

Spero.

Somatizzo la speranza e la riduco in battiti frenetici e tremori e tutto diviene palpabile, percepibile.

Ogni qualvolta mi lego a qualcuno o a qualcosa, do una parte di me che non torna mai indietro: ad ogni addio corrisponde la lacerante perdita di me stessa. Perché lo faccio? I miei intenti sono puramente fiabeschi: semino briciole di me per trovare la strada del ritorno, sperando di ritornare al mio Io primordiale, una volta persa.

Ma non è così, non è mai così: ciò che rimane di quel che ho dato è soltanto un ricordo etereo, ovattato, lontano.

Tanti scatoloni,

La Geniaccia.

P.S. Mi sono staccata un’unghia a mani nude e ad occhi chiusi.

P.P.S. Non faccio di cognome Lecter.

P.P.P.S. Semplicemente, una sera, mi sono ritrovata con la suddetta unghia staccata per metà e, dopo essermi domandata se fosse il caso di iscrivermi ad alfemminile.com (anche soltanto per avere un referto medico di Lunatika89 o KikkettaMonella), ho deciso di strapparla via.

P.P.P.P.S. Non parlo mai di politica, ma, sedanini, Berlusconi è stato condannato. C’è da dire che per frenare il settantenne ci vuole Ben Affleck..

Scusate, ben altro.