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La Geniaccia ed Il Natale

Sedanini, sto per partire. Direzione: CALORIE.

Non ci sentiremo per un po’ di giorni. Qualora dovessi sparire definitivamente dalla circolazione, sappiate che sono morta per eccesso di felicità o per soffocamento da quantità indefinite ed eccessive di cibo (che è la stessa cosa).

Buone vacanze, viva gli struffoli.

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La Geniaccia e L’Odio pt. II

Sono arrabbiatissima ed ho capito di odiare profondamente:

– chi non parla con chiarezza e fa giri di parole superflui e fastidiosi (e ne conosco)

– chi è saccente oltremodo, ritenendosi superiore a tutto il genere umano (e ne conosco)

– chi non sa fare il proprio lavoro e palesa la propria inefficienza di prima mattina, quando il mio umore è instabile ed il tasso di sopportazione è nullo (E NE CONOSCO!)

– me, il mio modo di fare ed ancora me (e ne  no, niente)

Non so se barricarmi in casa, tra film e coperte, evitando la popolazione mondiale, oppure, uscire ed incontrare persone con le quali, con molta probabilità, un domani me la prenderò, ma che, al momento, sono tollerabili.

Nel dubbio, resterò con le braccia conserte e fisserò ogni essere vivente e non con uno sguardo cattivo, molto cattivo.

Attorno a me, mucche, trascinate da trombe d’aria e, poi, ancora, fulmini e saette.

Avevo bisogno di sfogarmi.

Mi sento molto meglio.

Grazie a tutti.

Con ira immensa,

La Geniaccia.

P.S. Ringrazio Orso e The Importance Of Being Improbable (va bene se ti menziono come TIOBI? I miei polpastrelli sono infinitamente pigri. Sempre se ti va. Ma ti va, vero?) per i premi che mi hanno assegnato in passato e recentemente. Grazie sedanini.

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La Geniaccia ed Il Brufen

Come un medicinale ti migliora la vita (o, quantomeno, la serata).

Tratto da “Memorie di una donna col muco”.

Il raffreddore sta avendo la meglio su di me, ma non lascerò che questo mi consumi lentamente; non aspetterò, inerme, che passi da solo, no, io combatterò, io lo annienterò!

Il raffreddore fa emergere tutti gli aspetti più ripugnanti di una persona: l’insofferenza degli uomini circa ogni qualsivoglia dolore fisico; il cagacazzismo cacofonico della donna, che inveisce contro l’umana stirpe, con voce fastidiosamente nasale; il muco (senza considerare il naso arrossato) e, ribadisco, il muco.

Ho deciso di portare avanti una guerra personale contro questo mostro che miete vittime ad oltranza, nel periodo invernale, e resta impunito.

Io, la Giovanna D’Arco dei nasi colanti, ti dichiaro guerra, carissimo.

Come? Con le armi.

Quali armi? Il Brufen.

Perché il Brufen? Mio deeo, quante domande.

Vi spiegherò i motivi per i quali il Brufen è essenziale:

– Ho capito che il Brufen è un ottimo rimedio per disturbi, infiammazioni, malumore, ritardi dei treni, capi nevrotici, tavoletta ghiacciata del water, mignoli masochisti, il fastidioso, nonché imbarazzante, conto alla rovescia, in tv, a capodanno e quant’altro.

– Sebbene non abbia un buon sapore, ma, anzi, sia un invito aperto al vomito, con i suoi granelli, notevole è il piacere che si prova nel berlo, in quanto evidenti sono i benefici che reca in seguito.

– Spacca.

– Ho già detto che spacca?

Ad ogni modo, questo post è abbastanza triste e poco genioso, dunque, ciao.

Forse sono stata un po’ troppo brusca, ma il succo della questione è che.. ciao.

Tanti  starnuti,

La Geniaccia Balata.

(no, non balada)

P.S. Non so nulla di medicina, magari, il Brufen è la medicina più inutile e sopravvalutata del mondo.

P.P.S. Non dipendo dai farmaci. Non sono famosa, non sarebbe possibile.

P.P.P.S. Quando ho il raffreddore, respiro emettendo lo stesso suono di Darth Vader. No, forse non proprio così, non sono così inquietante. Magari, di notte. No, no, forse ho esagerato.

P.P.P.P.S. Questa cosa stupida mi ha fatto ridere:

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Il coraggio di chiamarsi La Geniaccia

Alla fine, dovendo necessariamente scegliere, ho scelto.

Nella vita, ci vuole coraggio per non crogiolarsi nel limbo degli indecisi cronici.

Nella vita, ci vuole coraggio, in modo tale da spingersi oltre la sicurezza del concreto e dare libera espressione alla nostra individualità e alla più recondita volontà.

Nella vita, ci vuole coraggio per sbagliare, pur sapendo che a pagare le future conseguenze non sarà soltanto l’Io errante, ma anche coloro che dipendono da noi.

Prima di scegliere, ho ascoltato una molteplicità di voci e pareri contrastanti, ma, in primo luogo, ho prestato attenzione al coscienzioso borbottio interiore, sollecitata dai consigli, sempre vicini ed attuali, dei libri.

Ho fatto una scelta e ciò mi è stato possibile, anche e soprattutto, rileggendo Il Sommo Fëdor.

Ciò che spinge un individuo a mettere in discussione se stesso e la realtà che gli appartiene è certamente un innato ed irrefrenabile bisogno di distruzione e di caos.

A cosa porta tutto ciò? Al dolore. Dunque, il fine ultimo, volente o nolente, di ogni uomo, al di là di ogni radicata convinzione, è la sofferenza.

Soffrire è ciò al quale tendiamo ed aspiriamo; il dolore palesa la nostra umana imperfezione e la nostra precarietà, nonché capacità di cambiare, seguendo vie del tutto illogiche.

Passiamo gran parte della nostra esistenza a ricercare certezze, vivendo sulla base delle abitudini e del rigore morale, per, poi, esiliarci da ciò che vogliamo, o, meglio, crediamo di volere, mettendo in discussione ogni cosa: amiamo costruire castelli, ma, ancor di più, amiamo distruggerli, al loro compimento.

Forse, tale discorso vale soltanto per me (e per Fëdor), ad ogni modo, universalmente note sono le nostre tendenze masochistiche, che ci spingono a fare, il più delle volte, la scelta sbagliata, nel momento sbagliato, perché farlo ci fa sentire vivi.

Una riflessiva Geniaccia.

P.S. Oggi, per strada ho incontrato Marzullo. Che si nota?

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La Geniaccia e La Stupidità

Ieri, sono caduta dalle scale, suscitando l’ilarità di amici e parenti presenti sul luogo del delitto,  dunque vi pongo una domanda:

si muore di mal di gomito?!

Non prendetemi per pazza, né tanto meno per un’ipocondriaca senza speranze.

Credo.

Spero.

No, dai, sono convinta di ciò.

Volendo citare Verdone, vi direi che non sono ipocondriaca, sono soltanto una vera appassionata di medicina.

Ad ogni modo, non vorrei parlarvi tanto dell’avvenimento in sé (che, comunque, ha del ridicolo), bensì della mia immediata reazione, che mi ha permesso di trarre conclusioni deprimenti circa la mia persona.

Dopo la caduta e la botta, la fragorosa risata.

Non sono una persona che ride sempre, tuttalpiù una che ride sempre quando non dovrebbe: rido quando ho paura; rido quando due persone litigano (rischiando, spesso, il linciaggio); rido quando mi faccio male nelle modalità più svariate ed improbabili.

Esperienze personali, esilaranti, significative e dolorose:

– Manica della maglietta che si impiglia nella maniglia della porta, facendomi sobbalzare (che verbo eufonico ed ottocentesco) e cadere all’indietro, provocando disagio e stupore in me (nonché dolore al Big Butt).

– Profumo che finisce negli occhi e che mi acceca per circa sette secondi, giusto il tempo di vagare come un errante di The Walking Dead, inciampare sulle pieghe del tappeto e dare una craniata sull’anta dell’armadio, maledicendo il giorno in cui sono nata.

– Infanzia traumatica, tra mignoli chiusi in massicci portoni, nasi rotti e spigoli che si schiantano insistentemente sulle gambe.

– Centro di Roma, Mr. Splendore ore 9, sguardo ebete, sampietrini killer, morte e plateale umiliazione.

E tanto altro ancora che in questo momento non mi sovviene, ma che sicuramente è altrettanto personale, esilarante, significativo e doloroso.

Ad ogni modo, in queste situazioni mi viene naturale ridere, perché, nella frazione di secondo in cui accade la sciagura e mi faccio male, penso alla ridicolezza della scena e a quanto riderei di me, se fossi qualcun altro (un qualcuno meno imbranato, possibilmente).

Il vero punto della situazione è che, nelle suddette circostanze (ma anche in molte altre, se devo essere onesta), mi sento una stupida.

Ok, forse non proprio stupida, vista la mia concezione piuttosto concreta di “persona stupida”.

E voi mi direte: signorì, ma che ‘ntendi pe’ stupida?

Ordunque, io, mademoiselle Sfighesse, ho fatto un rapido elenco esplicativo di quelle che sono le varie tipologie di stupido:

Lo stupido MPL, aka Mamma-Pappa-Latte. Lo stupido MPL è colui che, dotato di un’ignoranza spiccatamente genuina, rudimentale, è totalmente impossibilitato a recepire il nostro messaggio, talvolta per la convinzione di aver ragione, talvolta per la difficoltà nel comprendere il nostro abbecedario.

Lo stupido televisivo. Questa è una tipologia di stupido che amo particolarmente e che allieta il nostro quotidiano con perle di saggezza analfabeta (tratte da una rivisitazione degli aforismi di Gimmorison, fatta da Alfonso Signorini) e insegnamenti di vita estrapolati da “Le mie prigioni” di Silv  Fabrizio Corona. E’ possibile avvistare un esemplare di stupido televisivo nei vari contenitori televisivi, con corvi gracchianti che litigano per attirare l’attenzione di casalinghe annoiate e fare, dunque, audience, oppure, nei reality show, condotti da bionde vogliose di bifidus actiregularis.

Lo stupido Chic. Lo stupido Chic è in grado di mimetizzarsi con altri individui pensanti, ricorrendo ad uno stile ed un savoir-faire che non lasciano adito a dubbi riguardanti una personalità spiccata. Ma, come ben sappiamo, l’abito non fa il monaco e, dopo una breve conversazione con tali individui, riusciamo a percepire la vera essenza di chi abbiamo difronte: dei totali idioti. Patina senza sostanza, dei tubi fluttuanti nel cosmico caos, in cerca di approvazione e in balia del tempo. Lo stupido Chic spende interi stipendi per curare il suo aspetto e per dare una buona prima impressione, pressoché fasulla; lo Chic compra macchine fotografiche per immortalare la miglior posa e renderla nota su un social network, dandosi in pasto al giudizio virtual-popolare. Lo stupido Chic va nei locali per fare presenza, per dire di esserci stato; parassita del web, schiavo del proprio tempo, lo Chic non si rende minimamente conto della stupidità che lo caratterizza, in quanto convinto della sua superiorità. Dietro ad una massima di Confucio e ad uno scatto in b/n, il vuoto.

Detto questo, io vi saluto.

Tanti baci stupidissimi,

La Geniaccia