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La Geniaccia ed Il Bacio

Volersi bene è dare senza aspettarsi nulla in cambio.

Non sono Fabio Volo, bensì una persona che ha tratto insegnamento da un semplice gesto, da un bacio denso di gratitudine, da una parola sincera.

Un concetto assodato, vero, ma quando si vive analizzando ogni momento, è possibile coglierne pienamente il senso.

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La Geniaccia e La Fashion Shower

Dopo Gunther ed Immanuel Casto, credevo di aver visto tutto.

Ma mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo.

Direttamente da Vogue Giappone, Anna Dello Russo.

.. In compagnia di un simpatico.. Coso! No, non lui.

Ma questa foto non basta, non esprime al meglio l’essenza trash di questa sorta di donna sui cinquanta scappata da una retata.

Ed ecco a voi il video che ha cambiato le sorti dell’umana stirpe e che vede come protagonista un’Anna Dello Russo tirata a lucido, con completino in latex  e rughe conservate in maniera audace nella scatola cranica, in assenza di un cervello.

Anna Dello Russo per la sua nuova e meraviglioserrima collezione per H&M:

Cose che fanno ridere in questo video:

1. L’inglese pessimo di questa “icona di stile”.

2. Il testo toccante scritto sempre dagli autori della colonna sonora di Kiss Me Licia (ovvero, i Gazosa) (vedi: qui)

3. Da 2.35 in poi. “ai lov axessoris, de mor dei ar, de bederìs, iu no ao mach ai lov”

4. TUTTO.

Tanti bidelli fashion,

La Geniaccia.

P.S. E fatevela, ogni tanto, ‘na fashion shower.

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La Geniaccia e Le Riflessioni Autunnali

Dicono che la Geniaccia sia sparita, che abbia fatto una brutta fine, come quella che fanno sempre i ladri in “Mamma ho perso l’aereo” et similia (che, poi, la vera finaccia l’ha fatta il ragazzino, ormai cresciuto, aggiungerei “male”).

Dicono sia entrata nel tunnel dei Grancereali al cioccolato e che non riesca ad uscirne.

Alcuni giurerebbero sia in stato comatoso post guida in stato di contentezza.

Sarà colpa della felicità, è sempre colpa della felicità.

Salve a tutti, sono la Geniaccia e sono viva e vegeta. Sono ancora qui e non intendo andarmene.

Perché tanto silenzio? Perché la mia personale felicità, quella che sto vivendo ultimamente, mi ha tolto le parole, lasciando il posto ad una comunicazione più intima, che vive nell’arco di uno scambio di sguardi.

Con una comunicazione simile, non sempre il nostro messaggio viene recepito correttamente, anzi, a volte non viene recepito affatto; laddove c’è sguardo, c’è vita (o, almeno, così afferma Amélie Nothomb): per strada, in ufficio, alla posta e in tv, molti volti e pochi sguardi, solo sagome di carta, rimpianti e silicone, in balia del vento, senza tempo, voglia o capacità di prestare ascolto all’Io dell’altro.

Comunque, come vi dicevo, il benessere psicofisico mi ha ammutolita ed ho preferito tacere anziché parlare, pur non dicendo nulla. Non bisognerebbe mai abusare delle parole: perdono valore.

Ad ogni modo, se vi scrivo proprio ora è perché ho qualcosa da dire, dunque, miei fedelissimi sedanini trascurati, è giunta l’ora di poggiare i culi quadrati su una qualunque superficie (va bene anche il vostro capo) e di prestare ascolto alla sottoscritta, The Greatest Geniaccia, l’unica, quella gialla-ma-non-jappo.

No, aspe’, non sono veramente gialla.

I Simpson sono gialli, mi piacerebbe essere un Simpson. Sono davvero forti i Simpson, belli anche i capelli anticonformisti di Marge, anche se preferisco di gran lunga Futurama o i Griffin (non me ne vogliate, sono gusti).

Detto ciò, che abbiano inizio le

“Attesissime Confessioni Di Una Geniaccia Autunnale E Serena Ma Non Di Nome”

Ho un ragazzo meraviglioso e credo che questo la dica già lunga sulla mia felicità attuale.

Ho delle amiche meravigliose e credo che questo la dica lunghissima sulla mia felicità attuale.

Io ed Ansia ci siamo prese un periodo di pausa, tanto per pensare all’ultimo anno trascorso assieme e per prendere decisioni decisive (anvedi che figura etimologica)  e questo la dice lunghissimamente lunga sulla mia felicità attuale.

Dicono che la felicità sia reale solo se condivisa e questo è stato un po’ il motto del mese scorso, possiamo dire, ma (c’è sempre un “ma”) il rovescio della medaglia si è fatto sentire ed il mio assenteismo ne è la prova palese (anvedi, v’ho fatto pure un’allitterazione) (giuro che la smetto con la constatazione di  figure retoriche). Tanti amici, tanta gioia, poco tempo/voglia per scrivere.

Ultimamente mi sono circondata di numerosissime persone, volti cari, in grado di allontanare con una parola, un cenno od una carezza i pensieri più cupi, quelli che ristagnano nella palude labirintica della mia mente. Questo continuo bisogno dell’altro era soltanto un mio tentativo di fuga da quella che è  la mia persona, con paturnie e complessi esorbitanti.

Avevo paura di restare da sola con me stessa, ma stavo soltanto procrastinando la resa dei conti, il duello finale Me vs. Me che sapevo si sarebbe attuato da un momento all’altro.

Il momento è arrivato, oggi sono rimasta da sola, dopo molto tempo ed ho avuto modo di riflettere, tra un tè solitario ed un acquisto in libreria.

Proprio tale acquisto è stato galeotto, in quanto mi ha permesso di dar vita a riflessioni filosofiche degne di Carrie Bradshaw, sul finire di un episodio random di Sex And The City. Camminando per strada, infatti, la mia attenzione è stata catturata inizialmente da una pila di capi d’abbigliamento strabelli, straeconomici, stratutto, ma, poi, proprio sul punto di dirigermi alla cassa, la scimmietta alcolizzata, in riabilitazione nel mio cervello, si è messa all’opera ed ha fabbricato un’idea illuminante, facente parte della categoria Pensieri Da Nobel e riassumibile nella domanda: “Ne ho davvero bisogno?”.

Mi piace la moda, ma, per quanto l’amico sfigato ne “Il Diavolo Veste Prada” ripeta che “un accessorio è un elemento iconografico per esprimere identità individuale”, non le conferisco tale importanza: sebbene l’abito sia un biglietto da visita della nostra persona, il nostro mezzo primario di comunicazione, che mostra al mondo chi vogliamo e crediamo di essere (ma non sempre chi siamo realmente), ritengo sia, di fondo, pura patina, senza la quale chi vale poco non può che mostrare al mondo la sua mediocrità.

Mi sono chiesta se ne avessi davvero bisogno e, nel dubbio, ho preferito rimandare l’acquisto, uscendo dal negozio. Dunque, mi sono recata in libreria e, tra i classici italiani, ecco Pavese ed ecco fulminea la risposta alla mia domanda: “Sì, ne ho davvero bisogno”.

Leggere arricchisce, rinvigorisce e ci permette di avere una consapevolezza tale da elevarci ad essere umani pensanti e, dunque, liberi.

Ho scelto ancora una volta di essere me stessa, di preservare quel briciolo di identità individuale che mi permette di essere, non accontentandomi di esistere.

Tanti bidelli,

La Geniaccia.

P.S. I libri sono magici: cambiano ogni volta che li rileggi.

P.P.S. La Bella Estate è il libro acquistato.